Sia lodato Gesù Cristo!
“Noi, noi, noi, noi”...
Questi che avevano creduto in Gesù, questi giudei, sembrano davvero pieni di se stessi, pieni di certezze. Però osserviamo un attimo se davvero queste certezze corrispondono a verità. “Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno”.
Ci vuole un bel coraggio! Ripercorriamo i fatti anche con le poche nozioni che abbiamo della storia d'Israele. Erano stati schiavi in Egitto! Non solo, ma dopo vennero deportati in Babilonia e furono schiavi in Babilonia.
Poi son ritornati e al tempo di Gesù erano sotto la dominazione romana, e altroché se erano schiavi dei romani. Pagavano a Roma fior di tasse e avevano dovuto rinunciare a molte libertà e soprattutto alla sovranità del loro “Stato” - diciamo.
Pochi decenni dopo questi fatti, questa diatriba, arriveranno i romani e smonteranno pezzo a pezzo il Tempio… come fanno a dire “non siamo stati mai schiavi di nessuno”?
Questo è mistificare la storia. E non solo è una mistificazione della storia - che è già grave - ma è la mistificazione di una storia di salvezza. Perché dire di essere figli di Abramo si fa facile, ma da che ci risulta Abramo non ha mai ammazzato nessuno.
Mentre invece da Abramo in poi la storia di Israele è tutta una guerra, è tutto un ammazzamento. Attraversano il deserto, arrivano in quella che definiscono la terra della promessa dove scorre latte e miele e cominciano per secoli a sterminare i popoli circonvicini. Questo Abramo non l'ha fatto.
Questo Mosè non l'ha fatto perché quando invece Mosè l'ha fatto, per cui in Egitto uccide l'egiziano e si macchia di questa colpa gravissima, è anche capace di ravvedersi.
Ma allora che significa essere figli di Abramo? Lascio poi a voi il giudizio sulla storia recente, perché è troppo terribile persino per parlarne in chiesa.
Però io, al di là di un giudizio che noi possiamo porre su questi giudei e sulla storia di Israele tutta, che è storia tra virgolette di altri e bisogna anche trattarla con i guanti, proviamo davvero a pensare senza falsi moralismi che non servono a niente: ma noi possiamo dire davanti a Gesù “non siamo schiavi di nessuno”? Perché a volte, non so se avete anche voi questa impressione, ma noi cattolici abbiamo un po' la presunzione di dire noi non siamo schiavi di nessuno, noi seguiamo Gesù. Ma io vedo cattolici che nel nome di Gesù vorrebbero vedere tutti i migranti morire nel Mediterraneo annegati, vorrebbero vedere sterminati i campi Rom, vorrebbero vedere eliminata la povertà nel senso di eliminare i poveri. Siamo sicuri di non essere schiavi di nessuno? Perché la schiavitù non è soltanto quella delle catene e dei ceppi ai piedi, la schiavitù è la schiavitù del cuore…
Che cosa penso io davvero davanti ai grandi fatti che stanno succedendo nel mondo? Davvero dov'è la mia libertà? Dov'è il mio essere di Cristo? Ripeto, fuori dai facili moralismi, perché non interessano queste cose, essere di Cristo significa patire su di sé la fragilità dell'altro, vuol dire assumere la storia e la sofferenza dell'altro, come Cristo ha fatto con la storia e la sofferenza dell'umanità. Gesù ha salvato l'umanità morendo lui… i popoli cristiani di Europa si stanno armando per 800 miliardi di euro, facendo debiti che pagheranno i nostri figli e i figli dei nostri figli per generazioni. Siamo sicuri di non essere schiavi di nessuno, di essere davvero discepoli di Gesù?
Ora, è pur vero che uno si è seduto qui questa sera in chiesa e dice: “sì, ma io cosa posso fare?” È vero, è vero, ciascuno di noi davanti a queste grandi cose si sente profondamente impotente, si accorge che altri stanno decidendo altro sulle nostre teste.
È vero questo, ma il cuore dove sta? Io credo che questo anno giubilare, che ha come tema fondamentale la speranza cristiana, quindi non una speranza vaga come quella che veniva scritta sui cartelli dei balconi durante la pandemia, ce la faremo, andrà tutto bene, non una speranza vaga. Papa Francesco, il nostro Papa, la nostra Chiesa ci chiede di riflettere su dove fondiamo la nostra speranza, se la speranza noi la fondiamo su Cristo e su un cristianesimo vissuto veramente, oppure la fondiamo su che cosa?
Io non ho la risposta, non sono qui a puntare il dito su nessuno, però forse abbiamo bisogno di una seria riflessione spirituale su questo. Che cosa significa pregare per la pace? È aspettare che la pace ci piova in testa come una bella nevicata di fine inverno? O è convertire davvero il nostro cuore per sentire il dolore del mondo dentro di noi, per portare il dolore del mondo dentro di noi?
Vi dico un'altra cosa importante; spero di essere capito e di non far del male a nessuno… Proprio in questi giorni in cui si è parlato tanto della carta di Ventotene, di questo documento così importante per l'Europa, io sono andato a leggerla con attenzione, con una voglia di approfondire, di capire, di storicizzare le parole, di non estrarle dal contesto eccetera, ma in quella carta la Chiesa non ci fa una bella figura.
Questi padri costituenti, i padri di questa visione europeista ci tirano le orecchie e ce le tirano duramente, dicendo di una Chiesa che tende a tener buona la gente mentre i potenti operano.
Forse questo potremmo riprenderlo in mano e dire: abbiamo bisogno di una Chiesa che rialzi la testa e che non dica “siamo liberi”, no, ma: “ci sentiamo oppressi da questo, questo, questo e questo”. Riprendere in mano una vera coscienza politica non partitica; perché i partiti sono bravissimi a dividerci, a metterci gli uni contro gli altri, ma Cristo vuole l'unità in lui.
Allora riflettere, approfondire; ad esempio a non essere schiavi delle sciocchezze che ascoltiamo dai media. Io questo lo dico a tutti, lo dico a me stesso, come vi ho dimostrato adesso, ma lo dico soprattutto a chi ha una volontà di approfondire; altrimenti si fa presto a dire siamo figli di Abramo, si fa presto a dire siamo discepoli di Cristo, ma poi è vero?
La lascio in forma di domanda; siamo in quaresima, è un periodo di riflessione. E allora è a questo punto che ciascuno di noi può dire: “io la speranza cristiana la voglio, la cerco, la chiedo, la imploro dallo Spirito e nello stesso tempo spengo le voci che mi ammazzano la speranza, chiudo la bocca a chi dice falsità e riporto forte la mia domanda di bellezza e di pace per me, per i miei nipoti, per i miei figli, per il mondo intero.
Lo grido con forza! Credo che questa quaresima può essere segnata sinceramente da un cambio di passo. Proviamoci, vogliamoci bene, aiutiamoci in questo, non dividiamoci come i capponi di Renzo. Restiamo uniti, ma saldi nella fede in Cristo, anche se questa può sembrare esigente, anche se questa può in qualche momento farci sentire sfuggenti, piccoli… ma veri, veri! Ed è nel nome di questa volontà che questa sera faremo la comunione con Cristo.
Non vogliamo essere schiavi di nessuno, vogliamo essere discepoli di questo Maestro e di nessun altro.
Sia lodato Gesù Cristo. Amen.
2025 03 22 @ Ceriano Laghetto.