Rilettura del Battesimo di Gesù (Mt 3,13-17) e traccia per l’omelia

L’immersione è un atto di solidarietà nell'umano e la fine del sacro separato

Il battesimo di Gesù non deve essere inteso come un rito di purificazione per una colpa morale individuale; Gesù non ha peccati ed è proprio questo lo scandalo: colui che non ha peccato si lascia trattare da peccatore in un atto di piena solidarietà con la condizione umana, dichiarando il "luogo comune" della nostra fragilità, limite, peccato e mortalità come “luogo teologico” eminente di salvezza. Gesù non comincia la missione dai “puri” o presunti tali, ma dai peccatori.

In questa ottica, questo gesto segna la fine delle istituzioni sacre (separate) preposte alla purificazione: Gesù non scende dal Cielo per riformare il tempio o il sacerdozio, ma per eliminarli come mediatori esclusivi tra Dio e l'uomo. Immergendosi nell'acqua, Gesù santifica la "carne" e la "terra", rendendo l'essere umano stesso il vero santuario in cui abita la misericordia.

L’adempiere "ogni giustizia" diventa la logica del dono contro la dottrina del merito

Come già evidente nell’episodio di Naaman il Siro, quando Gesù insiste per "adempiere ogni giustizia", non si riferisce all’osservanza di leggi religiose o morali, ma alla giustizia distributiva di Dio, che consiste nel dare a chi non ha, nel rendere giusti coloro che non lo sono. Mentre la religione teista tradizionale nelle sue derive idolatriche si fonda sul merito e sulla soddisfazione della colpa — l'idea di dover fare "i bravi" per essere premiati da un Dio giudice — la rivoluzione di Gesù abolisce la categoria del merito. La salvezza non è una conquista dell'uomo, ma un dono gratuito della Sorgente che ama le persone per i loro bisogni e non per i loro meriti. Questo converte anche il cuore più indurito! Questa è la Buona Notizia da annunciare ai fratelli. Quella che le logiche del tempio di ieri e di oggi sempre rifuggiranno definendola eresia e bestemmia: inchiodando nuovamente la misericordia sulla croce della loro giustizia.

L’evento dei “cieli aperti” mostra il definitivo superamento della distanza ("Gap")

L'immagine dei cieli che si aprono rappresenta l’abbattimento della separazione tra sacro e profano; il Cielo non è più un "luogo" altrove, separato da distanze abissali ed incolmabili, ma un modo di essere qui e ora dell’Essere che tutti salva lavando via il peccato gratuitamente per restituire l’uomo alla sua pura natura divina. Questa apertura è la finestra definitiva che Dio apre sull'umanità per stabilire una comunione intima e non più una sottomissione timorosa. Dio non è più "vicino" a noi come un oggetto esterno, ma diventa intimo a noi, annullando ogni barriera formale, legale, religiosa.

Lo Spirito e la voce dall’alto aprono ad una nuova autocoscienza/consapevolezza

Lo Spirito che discende come colomba non è un'entità magica, ma rappresenta la qualità dell'amore e della relazione che unisce la Sorgente (Padre) alla sua manifestazione umana (Figlio). La voce che proclama Gesù come "il Figlio, l’amato" non è un fenomeno acustico paranormale, ma l’emergere di una nuova autocoscienza nell'essere umano. Questa consapevolezza libera l’uomo da una "pedagogia infantile" basata sul senso di colpa e sulla paura del castigo, introducendolo in una fede adulta dove l'unica "legge" è la somiglianza con il volto buono della Sorgente che attrae con l’amore anziché allontanare col terrore.

Conclusione: il Vangelo come libertà

Il battesimo di Gesù è il "principio" di un mondo nuovo che non sta più sotto la legge e il giudizio, ma sotto la gratuità del Vangelo. Essere cristiani in questa prospettiva richiede "molto meno" in termini di orpelli dogmatici e istituzionali, ma "molto di più" in termini di metànoia del cuore e della mente: la capacità di vivere "per strada", esposti al mistero e liberi dalle scatole mentali in cui cerchiamo di rinchiudere il divino.


In sintesi, il Battesimo del Signore riletto oggi ci invita a smettere di cercare Dio oltre le nubi e a riconoscerlo nell'acqua quotidiana della nostra esistenza e in ogni gesto di fraternità. Quando Dio si immerge nell'uomo è il battesimo di Cristo.

Per comprendere questa visione, si può immaginare la divinità non come un Sole lontano che ci osserva, ma come la linfa che sale in un albero: non si vede dall'esterno, ma è l'energia invisibile che permette a ogni ramo di germogliare e a ogni foglia di respirare, unendo la profondità delle radici (la Sorgente) alla vitalità dei frutti (l'umanità): “Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto lo monda e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto”.

Amplificazione: L’amore del Padre per la sua vigna…

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