Sia lodato Gesù Cristo; e sempre sia lodato

Carissimi fratelli e sorelle, quanto volte, penso, a me e a voi è venuta questa domanda spontanea osservando il mondo, le cose che avvengono, le uccisioni, i tradimenti: “Ma allora, oh Signore, non si salva più nessuno?”. È la domanda spontanea fatta da questo tizio mentre Gesù si avviava verso Gerusalemme: “Signore, sono pochi quelli che si salvano?”. E Gesù non risponde con un numero, neanche con un pronome quantitativo “pochi o tanti”; però ha una risposta precisa (se vogliamo ascoltare e capire, Gesù ci parla in un modo chiarissimo).

Ma intanto guardiamo quella folla di familiari di Dio che vengono tenuti fuori gridando e rivendicando conoscenze, addirittura rapporti di commensali col Signore, e che pure si sentono dire “Io non li conosco”. Questa turba, questa folla, comprende evidentemente anche me, anche ciascuno di noi. Se liberiamo questo messaggio dal quadro culturale del tempo e lo proiettiamo, come è giusto fare per ogni quadro profetico, nel quadro attuale, non è difficile capire chi siano quelli che possono dire a Gesù “Noi fuori? Proprio noi fuori? Ma noi ti abbiamo conosciuto! Noi ti abbiamo frequentato! Abbiamo frequentato le messe domenicali, siamo stati a messa con Te, abbiamo ascoltato il tuo Vangelo, sempre”; e Gesù ci dirà “Operatori di iniquità allontanatevi: Io non vi conosco”. Ma perché questo, Signore? Perché questo? Ecco la risposta: perché non abbiamo voluto entrare nella porta stretta.

Se potessimo immaginare che cosa sia la storia dell’umanità agli occhi di Dio, ci vergogneremmo dei nostri modi di ricostruire la storia della Chiesa e del mondo. Comunque, rifacendoci alle nostre ricostruzioni, una cosa è certa: i cristiani hanno imboccato la porta larga.

Guardiamo alle comunità primitive al tempo degli Apostoli: la fedeltà alla Parola del Signore, che pare abbia animato le comunità primitive, implicava allora la rinuncia al potere, alla ricchezza, alla cultura dominante; implicava uno stato di emarginazione nei confronti della società di quel tempo. Ma ben presto le comunità cristiane hanno scelto la porta larga. Erano molti ad aprire le porte: c’erano gli imperatori, le classi ricche, alla fine perfino gli ambienti di cultura; così i cristiani sono entrati nella grande strada, una strada che noi chiamiamo nelle nostre ricostruzioni storiche “la civiltà cristiana”, realtà bellissima, ma con tanti punti oscuri; la strada larga dove ci stanno tutti al punto tale che nessuno quasi può dirsi veramente cristiano. Per esempio, guardando la storia, potrei fare i nomi dei massimi massacratori del secolo: appartengono a questa cristianità, alla grande strada dove c’è posto per tutti. A noi piace questo cristianesimo perché ci permette di essere anche imitatori di Dio che è misericordioso; e di fatti le esigenze del Vangelo rimandano motivi per riflessioni festive, come facciamo adesso, però motivi di riflessione che vanno presi con cautela, applicati al mondo interiore, oppure all’aldilà, purché non sia disturbata la grande marcia della grande strada con a capo tutti i rappresentanti del potere.

Carissimi, a noi hanno insegnato di non preoccuparci troppo della sorte della Terra, che non è compito dei credenti - si dice - che invece fissano gli occhi verso la felicità o verso la terribile alternativa dell’inferno e vivano in modo da meritarsi il premio e da evitare il castigo.

Questa è la teologia della strada larga, quella che ho imparato anch’io da quando ero piccolo e di cui vivo largamente anche oggi; non sono un uomo puro che punta il dito contro i falsi profeti. Il problema ci coinvolge tutti quanti perché siamo arrivati in un punto in cui questa strada larga ci mette in prossimità, in vicinanza di prospettive spaventose che, a ben pensare, sono l’approdo inevitabile di quello che abbiamo scelto e che stiamo vivendo.

E allora cerchiamo di tentare una risposta: che cos’è allora questa strada stretta, questa porta stretta? Quale potrebbe essere la porta stretta di cui parla il Signore? In parole semplici lo sentiamo tutte le domeniche: ad esempio che non si risponde al male con il male ma con il bene, che bisogna amare i nostri nemici, che bisogna non rispondere con la violenza, che bisogna non riporre la fiducia nella spada. Ecco sono tutte parole di Gesù, del Signore. La porta stretta, rigorosa, implica ovviamente una conversione, una rinuncia, che invece non è avvenuta se non in questo o in quel caso, come nei grandi santi che hanno illuminato la vita della comunità cristiana.

E allora la porta stretta ci dà il richiamo alla fedeltà al Vangelo; il Vangelo che non è soltanto la presentazione di tanti dogmi, ma che è soprattutto un precetto di amore. E infatti parliamo sovente della obbedienza alla Parola di Gesù Cristo: non chi dice “Signore, Signore” entrerà, ma chi fa entrerà nel Regno di Dio. Qual è la parola che riguarda il fare? E siamo ancora alle parole semplici di Gesù: è l’amore per i fratelli, soprattutto per i lontani, soprattutto per quelli che non appartengono al mio gruppo etnico, alla mia cultura, alla mia nazione. La parola evangelica assume allora come punto di riferimento di questo amore proprio l’estraneo, il nemico, colui che è lontano dai miei pensieri. Non c’è dunque dogmatismo di tipo religioso alla base del mio richiamo, per me e per voi, il richiamo alla fedeltà: c’è invece l’uomo, l’amore per l’uomo, senza di che tutto il resto è menzogna. Come quando quel giovane disse al Signore “Maestro, io voglio essere perfetto; che cosa devo fare?”; “Vai a casa - dice Gesù - vendi tutto quello che hai, dallo ai poveri e vieni con me, seguimi; segui la mia via, segui la mia croce, segui la mia lotta”, ma dopo aver compiuto una spogliazione a favore degli esclusi e dei poveri.

La fedeltà al Vangelo è sempre una risposta, che mette in questione radicalmente i miei rapporti reali, persino economici col mondo; non è un fatto solo interiore (sarebbe troppo comodo!). Nel progetto cristiano, in forza del quale si esce dalla solitudine privata e ci si immette negli spazi dove si fa la storia della vita e del mondo, deve prevalere l’opzione, la scelta della porta stretta. Altrimenti siamo perduti: ci sarà pianto e stridore di denti; l’alternativa della negazione, della notte, della tenebra, della non vita, è proprio davanti a noi.

Ma ci consola, oh Signore, la tua Parola che dice: “Ci saranno molti, molti ultimi, i quali davvero saranno i primi”. E così sia.

Don Enrico Vago