Sia lodato Gesù Cristo; e sempre sia lodato

Carissimi tutti, ma soprattutto voi, carissimi del 25° di nozze, vi ho visto 25 anni or sono quando avete salito i gradini dell’altare, avete stretto le vostre mani e avete espresso la promessa, benedetta dal sacramento del santo matrimonio, di vivere insieme e di amarvi sempre. Il 25° di nozze mi richiama il traguardo, quello che avete raggiunto, che avete alle spalle; un traguardo fatto adesso di tanti ricordi: ricordi belli, stupendi, indimenticabili, ricordi anche di momenti difficili nei quali avete sperimentato comunque l’amore di Dio che vi ha sempre, sempre accompagnato. Ma avete davanti anche la meta, che è il Signore Gesù Cristo che vi ha chiamato per questa strada dell’amore coniugale. A Lui dovete tendere sempre le vostre preghiere, i vostri pensieri, e trasformare il vostro amore vicendevole in un gesto di amore che finisce in Gesù Cristo. Una meta che sfocia nell’infinito che non dà tregua al vostro cammino perché non potete mai dire “Siamo arrivati”. Il Signore dunque vi accompagni sempre. La nostra preghiera sarà con voi e io personalmente, assolutamente mai, mai vi dimenticherò e pregherò per voi, come ho fatto comunque sempre in questi anni nel vostro primo periodo di matrimonio.

Celebrate il 25° di nozze in questa festa stupenda della vita della Chiesa; è l’inizio della vita della Chiesa: la festa, la giornata della Pentecoste, come dice la scrittura “Quando all’improvviso si sentì dal cielo un rombo fortissimo come un soffio di vento che riempì tutta la casa dove si trovavano; nello stesso tempo videro delle lingue che parvero di fuoco dividersi e posarsi su ciascuno di loro”. È un testo che ci fa esplodere di gioia: troppe cose in poche parole. Ma qui è tutto il mistero e la fenomenologia della Chiesa, così deve sentirsi la Chiesa se vuole essere vera Chiesa: Chiesa o Pentecoste vivente.

Dunque il vento. Il vento era l’elemento che precedeva la divina comparsa: “La Terra era una cosa senza forma e vuota, una tenebra ricopriva l’abisso e sulle acque si librava il vento di Dio”. Vento, soffio, respiro, Spirito: il termine è sempre uno, come per la creazione così ora per la nascita della nuova umanità, la Chiesa. Anche per Gesù lo Spirito è vento che soffia dove vuole e come vuole. Lo Spirito e il vento. Nulla è più libero del vento non c’è un dominio nel vento, il vento non ha forma; il vento fascia tutta la Terra, penetra dovunque, tutto permea e sorpassa. Senza vento non si vive. È il vento che porta dovunque il polline a primavera; è il vento che disperde le ceneri della morte. Il vento non muore mai e non c’è luogo dove non penetri.

Allora, liberi come il vento: ove è lo Spirito di Dio, ivi è la libertà. Non c’è dominio sul vento; nessuno può comandare allo Spirito, né può essere diretto il vento. “Voi non sapete né da dove venga né dove va”. Il vento non ha forma, anzi proprio del vento è assumere tutte le forme, riempirle tutte, come ha fatto nella casa della Pentecoste e poi, e poi passare oltre dopo averla scossa dalle fondamenta. Così la Chiesa, che non può confondersi con nessuna civiltà, ma tutte le può riempire e poi passare oltre, così se cadono quelle civiltà non cade la Chiesa. Lo Spirito di Dio forgerà sempre nuove umanità. La Chiesa è missione, non è civiltà, non è cultura (questa o quella forma di cultura). Tutto può essere invaso dallo Spirito, come tutta la Terra naviga nella sua atmosfera.

E in virtù del vento, ecco un rombo: scosse tutta la casa come un terremoto, come le rivoluzioni della storia. L’evento è avvenuto dunque in una casa, la Chiesa nasce in una casa; non c’è interruzione tra casa e Chiesa; c’è l’errore di fare una Chiesa distinta dalla casa, invece è tutt’uno: la Chiesa non è che una casa più grande, appunto un popolo, ma un popolo, una comunità che nasce dalla casa. Questa casa è scossa dalle fondamenta, come la nostra casa e come la nostra Chiesa (forse il rapporto è sempre lo stesso: da una falsa casa una falsa chiesa e viceversa). Allora bisogna scuotere l’una e l’altra dalle fondamenta. Quale casa e quale Chiesa noi oggi difendiamo?

Il Cristianesimo come rivoluzione? Non una rivoluzione o un’altra, ma “La Rivoluzione”, incamminati in perenne novità di vita. “È stato detto, ma Io vi dico: ecco Io faccio nuove tute le cose”. Beati i poveri e non i ricchi, beati gli inermi e i perseguitati e non i potenti e i persecutori, beati quelli che hanno fame e sete di giustizia: è la rivoluzione dello Spirito Santo.

E questo senza mirare al potere: il potere è conservazione e sopraffazione; “Chi vuol venire dietro di me, si metta a non comandare, ma a servire. Non fate come i principi e i re della terra”. Perciò Cristo non vuole il potere: il potere è sempre per un falso ordine. Ci sono infatti degli ordini apparenti che sono sostanziali disordini e ci sono dei disordini apparenti che sono almeno esigenze vere di un ordine reale. Non sono state così molte rivoluzioni almeno nella loro esplosione ideale, nel momento del loro irrompere nel mondo? Il dopo non conta molto, come può non contare anche per il Cristianesimo giudicato nella sua storia: quello che conta è l’esplosione originale dello Spirito Santo. Questo è il fatto pentecostale.

E poi, carissimi, il fuoco. Il fuoco che arde, brucia, consuma, purifica, illumina, riscalda, vivifica (pensate al sole). Così è l’amore, così è lo Spirito: un medesimo fuoco che si divide in tante fiamme quanti erano i presenti all’evento. Non come sul Sinai dove un uomo solo scendeva dalla montagna con due raggi di luce sul capo. Qui è tutta la Chiesa che arde, cosicché lo Spirito si posa su ciascuno di noi, su tutti. Allora è tutta la Chiesa che diventa lo spazio dello Spirito Santo, il nuovo roveto. E infatti il testo dice che tutti, tutti furono ripieni dello Spirito Santo. Allora mia madre ha ricevuto tanto Spirito quanto ne riceve oggi il Pontefice, ognuno per la sua testimonianza, per il suo servizio. Non è che uno riceve più Spirito Santo e uno di meno: ognuno ha il suo fuoco, ognuno ha la sua luce e nessuno può essere sostituito da un altro, né qualcuno può riceverlo in vece mia.

Un unico e medesimo Spirito, diviso fra tutti. In quanto è Spirito Unico abbiamo l’unità della Chiesa; in quanto è diviso fra tutti abbiamo la varietà, la diversità, la ricchezza di tutte le chiese e la inconfondibilità di tutti i cristiani. Così come io ho la mia faccia unica su tutta la terra e irripetibile, così ho la mia Grazia, la mia vita spirituale, la mia vocazione, la mia testimonianza da rendere; ma sempre in ordine al medesimo Spirito, il quale non dice nulla di suo, ma attinge tutto da Gesù Cristo. E sarà Cristo, il confronto con Lui, il momento di verifica, di verità, se si tratta di vero o falso Spirito.

Allora la Chiesa non è più un globo di fuoco dove ogni cristiano è una fiamma. Cristo dice “Io sono venuto a portare il fuoco sulla Terra e cosa voglio se non che si accenda?”. E Paolo dice “Non spegnete lo Spirito Santo, altrimenti spegnete la Chiesa”. E allora insieme oggi preghiamo: “Vieni, vieni Santo Spirito; effondi la tua presenza e trasformerai il volto di ogni uomo e il volto di tutto l’universo”. E così sia.

Don Enrico Vago