Sia lodato Gesù Cristo; e sempre sia lodato

Carissimi fratelli e sorelle, il brano evangelico, che abbiamo appena letto e ascoltato, lo possiamo definire un inno alla luce, vedendo la luce del Signore Risorto che entra nel cuore del mondo, che rinnova la natura, che rinnova tutti gli essere creati, che entra nel cuore di ciascuno di noi, che ci rinnova e ci mette sulla strada di vita nuova. Ecco perché anche il pensiero di quest’oggi rientra ancora nella riflessione del mistero pasquale.

Carissimi fratelli e sorelle, ai nostri occhi, che non sanno oltrepassare la pura visibilità dei fenomeni, l’universo si presenta come una congerie causale di realtà senza un significato e senza uno scopo. Nella luce della Pasqua di Cristo, noi scopriamo invece che l’universo ha un cuore: il suo cuore è un Amore infinito, l’Amore sorprendente di Dio, che ha fatto irruzione e si è insediato nel nostro mondo con il sacrificio di Gesù Cristo. Le creature di quaggiù e le stelle del cielo non sono un’accozzaglia di cose mute e senza valore: sono diventate - per chi si lascia illuminare dalla luce che si è accesa nella notte di Pasqua - tutto un canto di lode all’Autore di tutto da parte degli esseri purificati da Gesù Cristo.

Allora ecco che il mistero della Pasqua è la rivelazione e la proclamazione che l’universo ha un Signore, un Signore vivo; anzi, un Signore che era morto ed è tornato alla vita sicché la morte non ha più potere su di Lui. Gesù Signore e Salvatore domina e governa l’universo, però non come una volontà cieca, non come una forza arbitraria, non come una norma impersonale con la quale non si può né discutere né lamentarsi. Molti potranno pensare che siano appunto questi i padri dei nostri giorni, gli dèi che presiedono alle nostre sorti, quali per esempio il caso, il destino impersonale, le misteriose energie cosmiche, le leggi di una natura inconsapevole. No, non noi che celebriamo la luce della Pasqua. Come dice l’apostolo Paolo “Anche se vi sono i cosiddetti dèi sia nel cielo che sulla Terra, per noi c’è un solo Dio”.

La Pasqua è l’autentica, la sola e l’eterna festa della liberazione; non una delle provvisorie liberazioni che ogni tanto esaltano e illudono gli uomini, i quali talvolta abbattono una tirannia per dare spazio ad un’altra, che lascia l’umanità sotto il giogo dei suoi oppressori più veri, cioè la menzogna, l’egoismo, la prepotenza, la colpa. Qui nella Pasqua di Cristo ci sono le radici di ogni nostra reale libertà: capirlo è capire nella sua profondità il messaggio pasquale; goderne significa accogliere e assaporare la sostanza di questo mistero centrale del tempo cristiano, annunciarlo vuol dire farsi portatore dell’unica notizia davvero buona che ha attraversato la Terra. L’uomo nuovo, che nasce dalla risurrezione di Gesù Cristo, è l’unico essere libero che deve custodire la sua libertà contro tutte le insidie.

Nella Pasqua Cristo ci ha liberto perché restassimo liberi. In pericolare dobbiamo rimanere immuni dalle false libertà che ogni tanto compaiono nella storia e tutte conducono alla schiavitù e spesso alla degradazione dell’uomo: è il caso della sfrenatezza morale che è vantata dalla cultura dominante come una conquista di autonomia e di benessere e che, invece, ha quasi sempre approdi di infelicità e di miseria; è il caso del sesso esercitato come una ossessione senza finalità e senza regola; è il caso della vita senza vincoli stabili e senza fecondità; in molti giovani è la disperazione della droga intesa come evasione dall’assurdità dell’esistenza; è il caso delle ideologie, dei più diversi colori, che si presentano come liberatrici e illuminanti e troppe volte finiscono col privare gli uomini della stessa capacità di giudicare gli avvenimenti e le situazioni in modo sensato; è il caso dei vari maestri di trasgressioni, dei quali la Parola di Dio nitidamente dichiara: “Questi falsi maestri promettono libertà, ma essi stessi sono schiavi della corruzione” perché uno è schiavo di ciò che l’ha vinto.

Ecco allora la luce della Pasqua: “Questa è la notte in cui hai vinto le tenebre”, abbiamo cantato il sabato santo e, accendendo il grande cero, il sacerdote ha formulato l’augurio: “La luce di Cristo che risorge gloriosa disperda le tenebre del cuore e dello spirito”. In questa luce noi conosciamo il disegno del Padre che rischiara, che spiega questa irragionevole congerie di avvenimenti che è la vicenda del mondo. Non mai come nella nostra epoca, il naufragio della ragione, che non riesce più a distinguere tra il bene e il male neppure nelle questioni più elementari ed evidenti, esalta ed avvalora lo splendore della Verità che nella Pasqua ha scacciato la nostra oscurità. Chi vive nel sole, il sole vero che è Cristo risorto, non può certo seguire o invidiare coloro che si sono persi nella nebbia; può solo compiangerli e darsi da fare perché ritornino anch’essi sulla strada della luce.

Allora ecco che la luce della Pasqua non è soltanto la vittoria sulla morte di Colui che è stato crocifisso per noi: la Pasqua è anche la vita, riconquistata nella risurrezione, che ci invade tutti quanti e comincia a circolare nelle nostre vene, elargendoci un nuovo, più alto, più intenso modo di essere uomini, uomini chiamati ad uno stato di gloria con la totalità del nostro essere materiale e spirituale. Come dice Paolo ai Romani “Se lo Spirito di Colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, state certi che Colui che ha risuscitato Cristo dai morti, darà la vita anche ai vostri corpi mortali, oggi e sempre”.

Don Enrico Vago