Sia lodato Gesù Cristo; e sempre sia lodato

Carissimi fratelli e sorelle, vi devo confessare un peccato che ho fatto proprio in questi momenti: non mi piace questa pagina del vangelo, non per il contenuto perché contiene le proibizioni, cioè i paletti che regolano il retto cammino della sposa cristiana, ma per il tono veramente pesante con cui si danno queste ammonizioni, che potrebbero anche essere annunciate in un modo un po’ più dolce, un po’ più leggero. E allora, siccome anche ci sono qui in mezzo a noi gli sposi che vivono il 30°anniversario del loro matrimonio, cerchiamo di parlare del matrimonio, oggi insieme, attraverso la riflessione e la preghiera, in un modo bello, tranquillo, sereno, che ci faccia godere e gustare ancora di più, se possibile, la gioia della vita coniugale.

Incominciamo allora con un ringraziamento: “Noi ti rendiamo grazie, Padre nostro nei cieli, perché hai creato le famiglie umane a immagine della famiglia divina e hai voluto per esse un clima di amore e di gioia. Per questa manifestazione della tua bontà noi innalziamo a Te, unendoci all’immensa famiglia celesta degli angeli e dei santi, un inno di gratitudine. Grazie, Padre, per quella ammirabile invenzione che è ogni famiglia sulla Terra. Grazie per l’amore che unisce i suoi membri e per il dono di sé che vi fiorisce. Grazie per la gioia delle famiglie felici e per l’aiuto prodigato alle famiglie sventurate. Grazie per i tesori d’affetto che ci vengono dal tuo cuore di Padre. Creando l’uomo e la donna, Tu hai fatto sorgere nel loro cuore la meraviglia dell’amore reciproco e il desiderio della fecondità nella edificazione di un focolare. Quando Tu, Figlio, sei venuto tra noi, sei nato in una famiglia e sei cresciuto in essa, ricevendo l’affetto di Maria e di Giuseppe e restando loro sottomesso per amore. Con questo atto Tu hai santificato il destino di tutte le famiglie umane. Poi Tu ancora hai offerto la tua vita perché tutti gli uomini formassero una grande famiglia, felici di averti per Padre e unita in un affetto indistruttibile”.

Continuiamo il nostro ringraziamento attraverso le parole della Scrittura tolte dal libro di Tobia, il quale dice così: “Benedetto sei Tu, oh Dio dei nostri Padri, benedetto il tuo nome in eterno per tutte le generazioni; ti benedicano i cieli ed ogni tua creatura per tutti secoli. Tu creasti Adamo e gli desti per aiuto e sostengo Eva, sua moglie, e da loro ebbe origine la stirpe umana. Tu che dicesti “Non è bene che l’uomo sia solo, facciamogli un aiuto simile a Lui” Tu sai, oh Signore, che non per il piacere soltanto io prendo questa mia sorella, ma lo faccio con tutto il mio cuore sincero. Degnati di avere pietà di lei e di me; facci arrivare insieme alla vecchiaia”. Ecco allora, l’uomo e la donna che si conoscono, si mettono insieme e dal loro cuore nasce la meraviglia della convivenza.

E aprendo il Cantico dei Cantici, Parola di Dio essa pure, sentiamo le parole che lo sposo dice alla sposa: “Come sei bella amata mia, come sei bella! I tuoi occhi sono due colombe dietro il tuo velo; i tuoi capelli come un gregge di caprette ondeggianti sui pendii di Galan; i tuoi denti bianchi come un gregge di pecore tosate quando risalgono dal bagno e vanno tutte appaiate e nessuna senza la sua compagna; le tue labbra un filo scarlatto, le tue parole mi conquistano; le tue gote come spicchio di melagrana attraverso il tuo velo; il tuo collo è la torre di Davide, solida come fortezza”. A lui risponde la sposa che dice, sempre nel Cantico dei Cantici, queste parole: “L’amato mio è bianco e vermiglio, spicca tra mille e mille; il suo capo è d’oro, d’oro puro; i suoi riccioli sembrano palme, neri come i corvi; i suoi occhi paiono colombe in riva ai corsi d’acqua, come bagnati nel latte posti sopra l’oceano; le sue guance come aiuole di alabastro, scrigni di profumo e le sue labbra come gigli stillano mirra purissima; le sue mani sono oro massiccio, ornate di gemme; il suo corpo è come l’avorio ricoperto di zaffiri; le sue gambe colonne di alabastro su piedestalli di oro puro; il suo aspetto è come quello del Libano, come il cedro che non teme rivali; le sue parole sono soavi, in lui tutto è dolcezza. Questo è l’amato, l’amato mio, l’amico mio, oh figlie di Gerusalemme!”.

Carissimi fratelli e sorelle, però c’è anche chi è chiamato a raggiungere Dio per altre strade che non sono la via coniugale; infatti la vita monastica e la verginità, insieme ad altre note nella nostra cultura moderna (la qualifica non si pone rispetto al matrimonio in un tracciato parallelo e senza incontro) intrattiene - col matrimonio - una tensione dialettica: il vergine non accantona la sessualità, ma la vive diversamente, proiettandola direttamente in Dio senza tramiti. Questa proiezione, che è propria di ogni amore, specie se sessuato, e che raggiunge Dio attraverso la mediazione umana, nel vergine balza su di Lui di scatto e avrà poi - il vergine - più fatica a ridiscendere, recuperando la tenerezza della coppia. Perché l’innamorato e l’amante del vergine è in primo luogo Dio stesso e solo secondariamente è l’uomo, mentre nella vita sponsale accade il contrario: Dio è il termine ultimo cui giunge il cammino dell’amore centrato prima di tutto sull’uomo.

Per questo diverso processo (mentre prima abbiamo riportato un brano della Scrittura, il Cantico dei Cantici, proponendolo come inno d’amore), partendo da questo carme umano per risalire agli sponsali del popolo con Dio, ora invece lo leggiamo in un’altra ottica, proiettandolo subito in Dio e cercando poi gli elementi umani, sensibili, carnali, che ce l’hanno mediato e che seguono continuamente ad accompagnarci nella nostra vita.

Carissimi fratelli e sorelle, chiudiamo così la nostra riflessione con questo pensiero: “Signore, che hai voluto che l’uomo non fosse asessuato e generico, ma si specificasse nelle due linee, virile e femminile, salva questa sessualità dall’erotismo volgare e commerciale e restituiscila alla sua casta dignità. Donaci, oh Signore, di comprendere che l’istinto del sesso è il grande richiamo all’unità che Tu hai scritto dentro il cuore dell’uomo, una grande forza di unificazione che alla fine misteriosamente riunirà i sessi senza distruggerli e li farà vivi e uni in eterno. Riscalda, Signore, questa sessualità dall’avvilimento moralistico in cui l’abbiamo seppellita; concedici di amarla senza vergogna e che il pudore sia la custodia di una realtà preziosa e non l’onta che copre una turpitudine. Ai coniugi concedi di godersi lietamente nella purezza che viene dall’amore e dalla rispondenza tra l’amore e la sua manifestazione. Ai vergini concedi capacità e grazia di vivere il sesso in un modo diverso, ma non meno profondo. A tutti, Signore, concedi di sapere indirizzare a Te questa energia primordiale che ci hai radicato nel cuore e nella carne, come hanno saputo fare tutti i mistici innamorati di Te con un candore e una incandescenza cui la sessualità non era estranea. Facci capire, oh Signore, queste sublimazioni estreme che si manifestano, ma che non rinnegano l’umile sessualità di tutti i giorni, ma in tutti i giorni vorrebbero portare quella finale trasparenza che rende armonioso e lieto, come un canto ed una danza, il rapporto tra le pulsioni della carne e le effusioni del cuore. Donaci, oh Signore, di vivere così l’amore che Tu hai seminato e radicato nel nostro cuore, nella nostra vita”. E così sia.

Don Enrico Vago