Sia lodato Gesù Cristo; e sempre sia lodato

Noi siamo il resto di Israele, i pochi rimasti nella comunità cristiana per celebrare insieme la solennità di Maria santissima. Vediamo di mettere un po’ in ordine le Parole del Signore che abbiamo ascoltato. Al primo posto, come è proprio di un messaggio la cui natura è profetica, c’è la rappresentazione del punto di arrivo del mistero della salvezza. Questo punto di arrivo ci è detto con le parole ferme e grandiose di san Paolo quando parla della fine che coinciderà con l’annientamento di tutti i principati, di tutte le potenze e di tutte le potestà. In quel momento il Regno sarà consegnato al Padre; solo allora la creazione, ricomposta nella pace e nella fratellanza, liberata dalla sovrastruttura demoniaca del potere, come si toglie la scorza a un frutto, sarà consegnata al Padre.

Questo termine di arrivo implica qualcosa di assolutamente indicibile, di incredibile, secondo le misure umane, cioè l’annientamento della morte, l’ultima nemica. In questa visione mistica del potere avverso al Regno di Dio, la morte non è che un momento, quello decisivo, che sveglia la sostanza di tutti gli altri e che l’autore dell’Apocalisse rappresenta come un drago, un drago che ci è rimasto impresso nella mente. Storicamente, se vogliamo essere seri, sappiamo che cosa era il drago: il drago era l’impero romano. Questo drago rosso, con sette teste e dieci corna, e con sulle teste sette diademi, è una rappresentazione, fatta con un’immaginazione iperbolica all’orientale, dell’impero di Roma. La donna che partorisce non è Maria, è il popolo di Dio, è la Chiesa allo stato nascente, bambina, che si trova dinnanzi questo drago terribile. È il modo di esprime il conflitto fra le fragili e povere comunità primitive dei credenti che si appellavano alla risurrezione e l’immenso apparato dell’impero romano. Poi le riflessioni medievali, hanno identificato la donna incoronata di dodici stelle con Maria. Del resto nella nostra fede, liberata da ogni superstizione, sappiamo che gli aspetti tipici della storia del popolo di Dio sono riferibili tutti alla storia di Maria, che è come l’emblema, il segno anticipato del destino intero del popolo di Dio. Questo conflitto è come quello spiegato prima da Paolo: tra il popolo di Dio, il cui principio è l’amore, la mitezza, la non violenza, e il drago, che è la violenza stessa.

Se vogliamo continuare la storia, possiamo dire che dall’impero romano ai blocchi atomici di oggi c’è una linea di continuità. Non so cosa potrebbe dire oggi un veggente, un profeta come quello dell’Apocalisse, per descrivere il drago. Oggi, per esempio, basterebbe una descrizione scientifica, senza bisogno di simboli, per darci un’immagine molto più paurosa di quella lievemente infantile del drago dell’Apocalisse: basterebbe fare il conto delle testate atomiche già pronte per capire che cos’è il potere, intrinsecamente disumano, nemico dell’uomo omicida e perciò regno di satana, di cui, carissimi, siamo tutti contribuenti in qualche modo, a livello fiscale se non altro.

Ma torniamo a Maria. Maria, questa donna che annuncia nell’inno del Magnificat, così caro alla memoria cristiana, la sua esultanza; il suo messaggio non ha un carattere personale, intimistico, ma un valore storico e universale. Maria non è, per così dire, una “devota”. Quante sono le devote alla Madonna le quali, appena si parla di problemi sociali e politici, inorridiscono! Ma la Madonna, quando esulta, esulta anche perché Dio ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore, ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili, ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote: capovolgimento sociale e politico quello che Maria contempla per esaltare il Padre. In questa esaltazione è riflessa la coscienza di una scelta di vita, una scelta dove tutti i valori si trasformano. Credere questo significa entrare nella grande beatitudine. Cosa dice Elisabetta a Maria? Beata Te che hai creduto. È la festa della fede. L’aver creduto all’impossibile che le fu annunciato è la vera ragione della beatitudine di Maria; le altre glorie sono frutto, più o meno, della nostra immaginazione.

Una volta accertato questo dato di fatto (cioè che Maria ha detto un sì con tutta se stessa alla proposta di Dio, che ha creduto alla proposta di Dio ed è entrata nel mistero di Gesù Cristo), tutto il resto viene di conseguenza. Noi crediamo che Essa è nella gloria, ma non siamo affatto curiosi di sapere come vi è salita. L’unica beatitudine che il Vangelo esplicitamente le attribuisce, è questa: “Beata Te che hai creduto”. E quando Gesù udì uscire dalla folla una voce che diceva “Beato il seno che ti ha nutrito”, quasi a voler, per così dire, scoraggiare certe forme di devozione mariana del futuro, disse “Beati quelli che ascoltano la Parola del Padre, perchè credono; costoro sono mia madre, i miei fratelli, le mie sorelle”. Questa verità evangelica abolisce tutte le altre misure di grandezza.

Nasce così in noi, carissimi fratelli e sorelle, la simpatia per tutti coloro che nel mondo rassomigliano a questa creatura senza potere e senza importanza. Maria è in ogni donna che partorisce nella povertà e nella miseria, Maria è in ogni donna profuga in esilio nel suo Egitto lontano, Maria è in ogni donna che accoglie sulle sue braccia il cadavere del figlio ucciso.

Questo è il mistero che si ripete con puntualità nelle vie crucis reali del mondo, fuori dagli spazi sacri del tempio. Carissimi fratelli e sorelle, entrare in questa via vuol dire entrare in un’altra sapienza, il cui frutto immediato e profondo è davvero la consolazione di ogni uomo che crede nella Parola di Dio e così diventa fratello, sorella e Madre di Gesù. E così sia.